Gv 3,16-21
Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. | |||
Commento su Gv 3,16-21 «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Gv 3,16-21 Come vivere questa Parola? La parola "mondo" è usata qui per indicare l'umanità tutta intera. In un altro brano biblico leggiamo che Dio ha talmente amato il mondo da mandare il Suo Figlio Unigenito per salvarlo. Qualche volta è detto che il mondo (inteso come mentalità mondana) è "tutto posto nel maligno", cioè è in balia di satana. Ed è molto illuminante quello che qui l'evangelista Giovanni dice per sottolineare questo progetto-volontà di salvezza che Dio ha nutrito da sempre fino a fare sapere che ha mandato il Suo Figlio Unigenito non per istituire un processo nei confronti del mondo ma proprio per salvarlo da tutto ciò che è male, disgrazia, distruzione. Dio, nei nostri riguardi, "si è giocato" fino in fondo. Da Lui, che è Amore sostanziale, che cosa poteva venirci di più prezioso che il dono del Suo Figlio: il Verbo Incarnato Gesù? Lo so: son cose risapute fin dai tempi del catechismo per la Prima Comunione. Ma so anche quanto sia un sapere "insabbiato" in tante notizie e conoscenze da "supermercato massmediale. Signore, ho bisogno urgente di liberare questa radiosa verità da tutta la "sabbia" di ciò che si finisce a dare per scontato. Aiutami. Ti prego, a far tesoro del tempo pasquale per prendermi soste meditative (sia pur brevi) per incontrare Gesù nella sua infinita tenerezza, nella ferma volontà del Padre e Sua, di indicarci strade di salvezza nella benevolenza e nella pace. |
mercoledì 6 aprile 2016
Vangelo del giorno 06/04/2016
domenica 3 aprile 2016
Vangelo del giorno 04/04/2016
Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce. | |||
Commento su Luca 1,26-38 Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria Lc 1,26-38 Come vivere questa Parola? Siamo nell'ora più solenne della storia: Dio, nella persona del Verbo, sta per fare irruzione in essa. Quale luogo sarà degno di ospitarlo? Roma estende ovunque il suo potere, Atene è un raffinato centro culturale, Gerusalemme è la città santa... E Dio posa lo sguardo su un'oscura borgata della Galilea: Nazaret. Due località che, all'epoca, se avevano una qualche risonanza era in negativo. Basta ricordare la sprezzante considerazione di Natanaele: "Da Nazaret può venire qualcosa di buono?" (Gv 1,46), e la drastica conclusione dei farisei: "Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!"(Gv 7,52). Galilea, Nazaret sono dunque l'emblema non solo di ciò che non conta, ma di ciò che merita solo disprezzo. Il messaggero celeste poi si rivolge a una "vergine", titolo che oggi si ammanta di venerazione proprio per il suo riferimento alla madre di Gesù. Ma anche sotto questo termine l'indicazione di una situazione di povertà esistenziale: la donna contava nella misura in cui era feconda, cioè era madre! E l'insignificanza è rafforzata dal fatto che solo alla fine ne compare il nome: è una delle tante. Ancora un elemento sconcertante: Luca ha appena narrato l'annuncio rivolto a Zaccaria, di cui ha sottolineato il rango sacerdotale, in un contesto più che solenne. E qui tutto lascia supporre l'ordinarietà di un modesto quotidiano. Ma è proprio qui la stravolgente novità del rivelarsi di un volto inedito, impensabili di Dio: Egli è amore, cioè vicinanza. Egli vuole abitare la nostra storia, vuole farsi pellegrino con noi, vuole che impariamo a cercarlo e a trovarlo lì dove si snoda la nostra esistenza. Questi primi versetti, allora, ci svelano una cosa grandiosa: in quel piccolo frammento di tempo che vivo, in quella sperduta località dove si svolge la mia esistenza, Dio mi raggiunge, oggi, con il suo annuncio. Sì, oggi, sono io quella vergine a cui Dio chiede di far spazio per tornare a incarnarsi. Io sono chiamato a dargli un volto. Ti ringrazio, Signore, per il dono del mio essere esistenzialmente povero, perché è grazie a questa povertà che posso avere la gioia di condividere con te il mio oggi nel tempo e la tua eternità per sempre. |
sabato 2 aprile 2016
Vangelo del giorno 03/04/2016
Gv 20,19-31
Otto giorni dopo venne Gesù. | |||
Commento su Giovanni 20,19-31 "Pace a voi!" Gv 20,19-31 Come vivere questa Parola? Per ben tre volte, in questo breve brano evangelico, risuona il saluto di Gesù: "Pace a voi!", che si identifica con il bene messianico. Una realtà che biblicamente dice molto di più che non assenza di guerra o di conflittualità. Non si identifica neppure con uno stato di tranquillità. Pace dice pienezza di ogni positività, pienezza dell'essere, e, in quanto tale, non può procedere che da Dio: suo dono! Più volte Gesù l'aveva promessa, mantenendola ben distinta da esperienze similari conseguibili con le forze umane. Ora, da Risorto la effonde nel cuore dei suoi amici, facendone il segno tangibile della sua presenza. Un dono che sgorga dalla croce, ponte che ricongiunge il cielo alla terra e si estende ad abbracciare l'intera umanità, ricomponendo così quell'unità infranta dal peccato e ricostituita nel "Nome" di Cristo, Verbo incarnato -immolato -risorto, e consegnata a noi come dono e come impegno. Si tratta, infatti, di una realtà essenzialmente relazionale che, di conseguenza, da un lato va umilmente e gioiosamente accolta, dall'altro esige un paziente lavoro di convergenza nel segno dell'autenticità, cioè della verità del proprio essere: intreccio di povertà e di grandezza, a cui ci richiama drammaticamente la nudità del Crocifisso. Riconciliato con se stesso, creatura fragile e limitata ma segnata da una inalienabile impronta divina che lo rende costituzionalmente immagine di Dio, l'uomo può tornare a volgere verso Dio e verso i fratelli uno sguardo libero e liberante, pacificato e pacificante. Fammi andare, Signore, alla radice delle mie paure che generano inquietudine e diffidenza. Aiutami a rappacificarmi con la mia realtà creaturale e a coniugarla con la vocazione ad essere tua immagine, per poter lasciar fiorire in me e intorno a me il tuo dono pasquale: la pace! |
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