lunedì 12 ottobre 2015

Vangelo del giorno 13/10/2015

Lc 11,37-41
Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Parola del Signore


Commento su Luca 11,37-41

Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità.
Lc 11,37-41


Come vivere questa Parola?

Gesù è stato invitato a pranzo da un fariseo e si asside a mensa senza le rituali purificazioni, con grande scandalo del suo ospite.

È tipico dei farisei attenersi scrupolosamente alle norme, al fine di garantire la propria superiorità sugli altri e agli occhi di Dio.

Ed è proprio contro questo atteggiamento che Gesù pone il suo gesto provocatorio.

Alla reazione del fariseo risponde mettendo il dito sulla piaga: "Voi siete preoccupati di salvaguardare le apparenze, senza badare a ciò che muove il vostro agire. Ecco nel vostro cuore alberga "rapina e iniquità". Rapina nei riguardi di Dio a cui solo spetta quella gloria di cui indebitamente vi appropriate, iniquità nei riguardi degli uomini che giudicate spietatamente".

Un rimprovero pesante rivolto ai farisei di ieri e a quelli... di oggi.

Si, perché la radice del fariseismo non si è ancora inaridita e forse qualche propaggine possiamo trovarla anche in noi.

Ascoltiamo allora il consiglio di Gesù: "Dai in elemosina quello che sta dentro e tutto sarà puro".

Comincia col rimuovere l'amara radice di un'ostentata giustizia.

Riconosci che solo Dio è santo e a lui solo spetta la lode e la gloria.

Avvolgi di misericordia chi sbaglia e fermati riverente e timoroso alla soglia della coscienza del tuo prossimo, di cui Dio solo è giudice.

E sarai giustificato da colui che scruta i cuori.

Oggi nella mia pausa contemplativa esaminerò il mio comportamento: sono più attento a curare le esteriorità che possono determinare un giudizio positivo o meno nei miei riguardi, che non ciò che alberga nel mio cuore?

Purifica tu stesso, Signore, le profondità del mio cuore, perché tutto in me sia riflesso della tua luce.

domenica 11 ottobre 2015

Vangelo del giorno 12/10/2015

Lc 11,29-32
Non sarà dato alcun segno a questa generazione, se non il segno di Giona.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore


Commento su Lc 11,29-32

"Come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione".

Lc 11,29-32

Come vivere questa Parola?

La richiesta di "segni" che motiva l'intervento di Gesù, in questo paragrafo, non è qualcosa di nuovo nella Bibbia. E neppure qualcosa di sbagliato. Grandi personaggi del passato avevano chiesto a Dio che convalidasse con un segno quanto percepivano come una esigenza, nel timore di confondere le proprie attese o illusioni con la volontà di Dio.

Credere è consegnarsi a Dio con un gesto gratuito e fiducioso, perché si è accolto "il segno" che Egli ci ha dato nella persona di Gesù, Egli è il segno che "Dio ha amato il mondo da dare a noi suo Figlio".

Di fronte all'inabissarsi di Gesù nella morte perché io risorgessi con Lui a vita nuova, come dubitare ancora di un amore che ci precede e ci accompagna, anche nei momenti difficili? Come non affidarsi, sia pure nel buio di situazioni che al momento sembrano irrisolvibili?

Proverò a porre un atto di fede autentica, consegnando a Dio le mie preoccupazioni, i miei sogni, le mie attese, tutto me stesso.

Signore Gesù, solo in Te riposa l'anima mia; Tu sei la mia salvezza.

sabato 10 ottobre 2015

Vangelo del giorno 11/10/2015

Mc 10,17-30
Vendi quello che hai e seguimi.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.


Commento su Mc 10,17-30

"Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni".

Mc 10,17-30

Come vivere questa Parola?

È un incontro particolare questo di Gesù con un tale che è interessato a trovare presso il Signore una parola di conferma alla sua vita. Appena Gesù gli ricorda che il binario su cui far correre bene l'esistenza è la Legge data da Dio a Mosè, quel tale si rassicura. Dice infatti di aver sempre vissuto secondo i Comandamenti del Signore. A questo punto Gesù "fissò lo sguardo su di lui e lo amò". Un'antica traduzione dice: "e lo baciò".

C'è dunque un movimento di grande compiacenza del Signore per questa creatura capace di dare a Dio semplicemente quello che a Dio è dovuto. Ed è l'affettività della persona di Cristo Dio e anche pienamente uomo che attraverso l'intensità espressiva dello sguardo si comunica a quel tale e... anche a noi.

Gesù ora lancia l'invito più forte: "Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri". Aggiunge subito ciò che quel tale troverà: un tesoro nel Regno dei cieli.

L'esito è tutt'altro che entusiasmante: quel tale se ne va via triste, perché "possedeva molti beni".

Ieri oggi domani e sempre questa pagina dice più di un trattato di saggezza. Sì, non la ricchezza in se stessa ma l'attaccamento ai soldi alla roba alle persone, e il fare della vita una corsa al "più avere" è assicurare tristezza vuoto e spesso follia al cuore di chi tiene avidamente in mano qualsiasi possesso gestito egoisticamente.

Signore, che hai fatto della povertà la prima delle tue beatitudini, fammi capire che essa è il trampolino di lancio verso una vita vera perché libera buona e aperta al dono, mai all'egoistica pretesa.