Mt 6,19-23
Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. | |||
Commento su Mt 6, 19-23 "Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore." Mt 6,19-23 Come vivere questa Parola? Questa volta le pagine di Matteo ci fanno approfondire il senso della povertà di spirito. E con la beatitudine che dona al cuore la capacità di innamorarsi solo di quello che vale, senza attaccarsi all'effimero, il Vangelo ci fa collegare cuore e tesoro. La povertà è ancora una questione di cuore, di amore. E anche di libertà. Il vuoto di amore, che non c'è e quindi non si dona e non si riceve, mette in moto la ricerca di cose concrete che possono saziare, colmare il vuoto. Ma le cose passano, delle cose ci si stufa e torna il vuoto. La povertà di spirito abilità il cuore a cercare oltre e altrove e permette che il vuoto si riempia delle tracce lasciate da azioni di accoglienza, di simpatia, di altruismo, di dono di sé, di condivisione, di pazienza e umiltà. Un tesoro di volti incontrati, di persone amate, di situazioni condivise, di novità generate insieme per il bene di tutti. Tutto il resto è solo spazzatura, direbbe Paolo. Signore, rendi libero il nostro cuore per fare spazio al tesoro che sei tu e chi con te riempie la nostra vita e la trasforma di un dono continuo. |
giovedì 18 giugno 2015
Vangelo del giorno 19/06/2015
mercoledì 17 giugno 2015
Vangelo del giorno 18/06/2015
Mt 6,7-15
Voi dunque pregate così. | |||
Commento su Mt 6, 7-15 "Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro..." Mt 6, 7-15 Come vivere questa Parola? Perché sprechiamo parole nella preghiera? I motivi possono essere molti: ci è stato insegnato a pregare solo con lunghe formule, usiamo parole di altri perché non ci fidiamo delle nostre che ci sembrano poco credibili o addirittura troppo semplici per essere accettate da Dio. Oppure ci pare di non aver detto abbastanza, di non aver spiegato bene la nostra situazione al Signore, di dovergliela rammentare spesso e con forza altrimenti si dimentica di noi. Sono veramente tanti i motivi che ci portano a sprecare parole convinti di venire ascoltati a forza di parole. Se ci pensiamo bene gli atteggiamenti sopra descritti hanno due possibili radici: la nostra ansia e la nostra naturale sfiducia nell'amore di Dio. L'ansia ci fa entrare in un circolo di dubbi, timori e scrupoli come "Non ha pregato abbastanza". La sfiducia ci porta a ricordare ogni momento al Signore la causa di cui si deve occupare ( e a volte gli suggeriamo anche il "come" se ne deve occupare). Ci fa dimenticare le parole di Gesù: " Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate." Capiamo che qualcosa non funziona nella nostra preghiera quando ci accorgiamo che non ci dà pace e che al contrario alimenta continuamente le nostre ansie a paure. La preghiera non solo purifica e guarisce i cuori ma deve assere a sua volta guarita dalle sue malattie che però hanno una origine profonda, si legano alla nostra psiche spesso fragile e insicura. Gesù inizia allora a proporci una via, la preghiera del Padre Nostro: è una preghiera che può essere pregata da cristiani e non, che più che una formula è un modo di leggere la realtà, di comprendere ciò per cui conta vivere e lottare, ciò su cui dobbiamo fermare l'attenzione. Una preghiera che però ha una condizione fondamentale perché venga pregata nella verità: il perdono. Il perdono invera le nostre parole. Se esso viene a mancare la nostra preghiera non solo rischierà di sprecare parole ma soprattutto di essere svuotato dell'amore che deve abitarla. |
Vangelo del giorno 17/06/2015
Mt 6,1.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. | |||
Commento su Matteo 6,1.16-18 E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Mt 6,1.16-18 Come vivere questa Parola? Il digiuno è una pratica ascetica che giova allo spirito e anche al corpo. Non permette infatti all'ingordigia di dettar legge schiavizzando la persona È quindi una realtà buona ma il tarlo roditore da cui preservarlo è la smania di apparire. Ci si crede migliori degli altri e si desidera (a volte ardentemente) che gli altri se ne persuadano tributandoci lodi e ammirazione. E che il vangelo tonifichi, ti renda creatura libera e gioiosa te lo dice proprio questo invito di Gesù a mostrarti libero e gioiosamente propenso a manifestare la tua simpatia e apertura alla vita, perfino col profumarti il capo proprio mentre digiuni. Ecco, vale proprio la pena che io mi soffermi su questo invito evangelico che non è cancellazione della pratica del digiuno o di altre penitenze, ma piuttosto un prenderle per quello che sono: mezzi per imbrigliare le passioni a volte disordinate che sono in me. Sì, praticherò il digiuno o altre mortificazioni ma nella gioiosa trasfigurazione del loro essere finalizzate a farmi vivere amando. Signore Gesù, fa' che la mia mente digiuni ordinando i miei pensieri attorno a ciò che è vero bello e buono. Dammi di digiunare con la lingua perché non pronunci parole offensive, cattiverie, ma solo parole calde di comprensione e di bontà. Regalami un digiuno vestito a festa che sia un grande spazio di amore. |
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