Mc 12,38-44
Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. | |||
Commento su Mc 12, 38-40 "Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa". Mc 12, 38-40 Come vivere questa Parola? Questa pericope ancora una volta evidenzia le tensioni che caratterizzano il rapporto di Gesù con Scribi e Farisei: il ceto altolocato della vita religiosa e sociale di Gerusalemme. Senza mezzi termini il Rabbì di Nazareth condanna apertamente la falsità e doppiezza di questa gente che fa sfoggio di apparenze vistose e lussuose ma è ben lungi dal vivere la coerenza del far coincidere la Parola, consultata e pregata, con la pratica della vita. Fortemente espressivo è qui l'evangelista nella denuncia di un tremendo contrasto: quello di occupare il tempo in lunghe preghiere e, contemporaneamente gestire i propri affari, angariando il prossimo più debole e sprovveduto come erano, soprattutto a quel tempo, le vedove. La rappresentazione è forte nell'esprimere un contrasto che è netta opposizione: "divorano" (attenzione all'uso, qui, di un verbo che in genere esprime ingordigia!) le case delle vedove". Ossia costringono le povere donne a venderle a prezzo irrisorio e nello stesso tempo si mostrano gente di chiesa (si direbbe oggi) che passa gran tempo in preghiera. Ma lo sappiamo bene: la preghiera senza la conferma delle opere di carità è cosa morta. E qui il testo dice che questi egoisti vanno incontro ad una condanna più grande di quella in cui incorrono altri peccatori. Signore, concedimi il coraggio di aprire bene gli occhi sul mio quotidiano. Non permettere che la mia poca voglia d'interessarmi dei poveri e di privarmi di qualcosa che è per loro necessario, renda insensato, deprecabile, oggetto di condanna il tempo che dedico alla preghiera. |
venerdì 5 giugno 2015
Vangelo del giorno 06/06/2015
giovedì 4 giugno 2015
Vangelo del giorno 05/06/2015
Mc 12,35-37
Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide? | |||
Dalla Parola del giorno Mc 12,35-37 E la folla numerosa lo ascoltava volentieri. Come vivere questa Parola? Anche oggi Gesù provoca gli uditori: gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide, ma lo stesso Davide lo chiama mio Signore. Quindi "come può essere suo figlio?" Gesù non ha intenzione di negare la sua discendenza davidica ma provoca i giudei a superare la loro tendenza ad accettare ciecamente le interpretazioni sovente sbagliate della storia, così come le loro attese di un Messia politico. Il disegno di Dio va oltre i confini della storia. Infatti una mentalità ottusa porta spesso alla non accettazione del diverso e persino alla persecuzione nel nome di Dio. Gesù invita gli scribi e insegna a noi, suoi discepoli, a cercarlo sempre, tentando, con l'aiuto dello Spirito Santo, di approfondire e riflettere sulla sua parola, scrutando il mistero di questo Gesù che rivela Dio, uno e trino. Questo esige da noi un'esperienza di fede e di amore. Nella mia pausa contemplativa oggi, accolgo come indirizzate a me le parole di Origene: "Secondo quanto hai imparato in chiesa, tenta anche tu di bere dalle fonte del tuo spirito, dentro di te c'è la fonte dell'acqua viva". Lo Spirito Santo è dentro di me e parla al mio spirito per farmi capire intimamente le cose di Dio. Signore Gesù, anch' io, come la folla, ti ascolto volentieri! Dammi coraggio nelle prove della vita, quando sono tentato a vivere superficialmente la mia fede, aiutami a rimanere saldo nella tua parola. |
mercoledì 3 giugno 2015
Vangelo del giorno 04/06/2015
Mc 12,28-34
Non c’è altro comandamento più grande di questi. | |||
Commento Marco 12,28-34 Dalla Parola del giorno Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo comandamento è questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Come vivere questa Parola? Gesù sintetizza qui tutta la Legge e i Profeti e individua con chiarezza quella che è sostanzialmente la volontà di Dio per l'uomo di tutti i tempi, dunque anche per noi. Una prima sottolineatura emerge da quanto è detto da un grande pensatore francese: Lacordaire. Egli, proprio a proposito di queste parole dice: "Uno solo è il più profondo bisogno dell'uomo: quello di amare. E uno solo è il comandamento di Dio nei suoi confronti: ama Dio e il prossimo". Un'altra sottolineatura: Gesù non parla di due comandamenti, ma di uno solo. Dice infatti: "Non c'è altro comandamento più importante di questo". In effetti è così: il Signore non coarta la nostra natura con una legge che sia gravosa e contraria alla sua inclinazione di fondo. Amando Dio e il prossimo, siamo chiamati a far morire l'egoismo che è la parte inautentica, la parodia di noi stessi. E inoltre: non si tratta di amare Dio escludendo il prossimo o di amare il prossimo escludendo Dio: il comando è unico. AMARE colui che è l'Amore perché ci consenta di amarci reciprocamente: ce ne dia la forza. Una realtà innesca l'altra, inseparabilmente. Oggi, nel mio rientro al cuore, ne ascolterò, in una pausa di silenzio, le esigenze - aspirazioni di fondo. E pregherò: Aiutami, Signore, a uscire dall'inganno che è esigere di amare invece che impegnarmi, in gratuità, ad amare. O Tu che mi hai amato fino a dare la vita per me, fa' che ti ami sopra ogni cosa e trovi in te la forza, di donarmi amando i fratelli. |
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