Mt 8,1-4
Se vuoi, puoi purificarmi. | |||
Commento su Mt 8, 1-4 «Ed ecco si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: "Signore, se vuoi, puoi purificarmi". Tese la mano e lo toccò dicendo: "Lo voglio: sii purificato!". E la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse "Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti al sacerdote e presenta la tua offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro». Mt 8, 1-4 Come vivere questa Parola? Nel Vangelo di oggi ci viene presentato il miracolo strepitoso della guarigione di un lebbroso. Per comprendere tutta la portata inaudita del gesto ardito operato da Gesù nei confronti di questo povero lebbroso, che viene toccato da Lui, basta citare un passo tratto dal Levitico: "Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate, il capo scoperto, velato fino al labbro superiore, andrà gridando: «Impuro! Impuro!». Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento" (Lev 13,45-46). Il lebbroso, dunque, è un impuro colpito da Dio e dagli uomini, causa di impurità per quelli che lo incontrano, ed è costretto a vivere al bando della società. Non è più un uomo come gli altri, ma è ridotto ad una larva umana scartata da tutti. Ed è in questa cornice che il racconto evangelico acquista un significato speciale. Gesù tocca un intoccabile! Il Regno di Dio inaugurato da Gesù non tiene più conto delle barriere del puro e dell'impuro: va oltre! Non esistono più uomini da accogliere e uomini da scartare. Di fronte all'umile supplica, colma di fede, di quell'infelice prostrato davanti a Gesù, racchiusa in quel: «Se vuoi, puoi purificarmi», balza in primo piano la risposta accondiscendente del Salvatore: «Lo voglio: sii purificato!». E lo toccò! Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me peccatore, dì soltanto una parola e toccami, ed io sarò guarito da tutte le mie lebbre! |
venerdì 26 giugno 2015
Vangelo del giorno 26/06/2015
mercoledì 24 giugno 2015
Vangelo del giorno 25/06/2015
Mt 7,21-29
La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia. | |||
Commento su Mt 7, 21-29 «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mete in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Mt 7, 21-29 Come vivere questa Parola? Con le due brevi parabole riportate nel Vangelo odierno: la parabola della casa fondata sulla roccia e quella della casa sulla sabbia Gesù termina il suo celebre Discorso sulla Montagna. Il Signore assume qui l'atteggiamento del Maestro che vuole proclamare con limpida chiarezza la legge fondamentale del suo metodo catechetico e educativo, e cioè la corrispondenza tra il dire e il fare, tra le fede e la vita. Non basta ascoltare la Parola di Gesù, bisogna farla' (così letteralmente si legge nel testo greco). Occorre diffidare di una concezione intellettualistica della fede, che sovente si esaurisce nell'ascoltare e nel ripetere le sue Parole, ma senza che esse penetrino profondamente nel nostro cuore e passino poi nella nostra vita quotidiana. "Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell'amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Amen" |
martedì 23 giugno 2015
Vangelo del giorno 24/06/2015
Lc 1,57.66-80
Giovanni è il suo nome. | |||
Commento su Luca 1,57.66-80 "Giovanni è il suo nome" [...].All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Lc 1,57.66-80 Come vivere questa Parola? Zaccaria, padre di Giovanni Battista, era rimasto muto quando, all'annuncio di un figlio in tarda età e per di più da una moglie sterile, era rimasto scettico. Lui, l'uomo giusto e irreprensibile, come lo definisce il vangelo, non era riuscito a superare lo scoglio della logica umana per aprirsi all'imprevisto di Dio. La sua era un'osservanza esatta della legge, un'adesione certamente sincera a YHWH, ma che non lasciava spazio al "tutto è possibile a Dio": la sua carne era circoncisa, ma non il suo cuore. Incapace di cogliere e di accogliere la novità che stava facendo irruzione nella sua vita e, attraverso di lui, nella storia, non può cantare le mirabilia Dei, gli interventi salvifici con cui il Signore visita il suo popolo. E diviene muto. La sua lingua non si scioglie neppure quando l'evento si realizza con il concepimento da parte di Elisabetta. Sarà necessario che lo Spirito Santo visiti la sua casa con l'arrivo di Maria gravida di Gesù. La presenza di quest'umile donna che ha creduto e si è consegnata pur senza comprendere e l'azione illuminante dello Spirito fanno sì che quest'uomo giusto approdi alla luce: quel bimbo sbocciato su un legno avvizzito è il segno che Dio si è chinato sull'uomo. Zaccaria può ora abbracciare totalmente il progetto divino e volgersi verso il nuovo che si annuncia. Il suo opporsi a quanti vogliono ripete i vecchi schemi ne è il segno eloquente. La circoncisione nella carne di Giovanni coincide così con la circoncisione del suo cuore e il canto esplode quale gioioso annuncio di un'era nuova. Nella mia pausa contemplativa, verificherò quanto del vecchio Zaccaria c'è ancora in me di fronte alle pesantezze dell'oggi e mi sforzerò di aprire gli occhi sui germi di novità che, sia pur timidamente, si vanno affermando. Circoncidi, Signore, il mio cuore, perché sappia cogliere e accogliere i segni che parlano del Risorto presente accanto a noi. Apri le mie labbra perché lo annunci a tutti gli sfiduciati che incontro nel mio cammino. |
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