venerdì 6 febbraio 2015

Vangelo del giorno 07/02/2015

Mc 6,30-34
Erano come pecore che non hanno pastore.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore


Commento su Mc 6, 30-34

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù... e disse loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po'". Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte».

Mc 6, 30-34

Come vivere questa Parola?

L'Evangelista Marco ci rivela un tratto molto umano e tenero di Gesù nei confronti dei suoi apostoli. Egli si dimostra preoccupato per loro, che ha mandato ad annunciare il vangelo, perché non si stancassero troppo, indaffarati com'erano nel loro lavoro, tanto che «non avevano neanche il tempo di mangiare». Gesù era convinto che per i suoi apostoli era importante «stare con lui» per riposare un po' e condividere fra di loro le esperienze della missione. Era importante andare «in disparte, loro soli, in un luogo deserto» lontano dalla folla, nell'intimità con Gesù.

Non si può capire a fondo il significato della missione rimanendo soffocati dalle cose da fare e dalla folla. Occorre ascoltare il comando di Gesù: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po'». Il missionario di tutti i tempi, anche dei nostri, corre il rischio di essere frastornato, catturato dalla folla e dalle cose da fare. Il riposo dalle fatiche missionarie, il discernimento dei successi e degli insuccessi, la degustazione delle gioie della missione, sono possibili soltanto nello «stare con lui», nell'intimità del dialogo con Gesù.

Oggi, in una pausa di riposo e di preghiera, ripeterò a me stesso l'invito personale e tenero di Gesù: «Vieni in disparte, tu solo, in un luogo deserto e riposati un po'».

giovedì 5 febbraio 2015

Vangelo del giorno 06/02/2015

MC 6,14-29
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore.


Commento su Marco 6,14-29
Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. 
Mc 6,14-29


Come vivere questa Parola?

Il timore del re Erode (un sovrano tutt'altro che encomiabile!) non è un sentimento di paura ma piuttosto di quell'ammirazione per una persona che avverte tanto superiore a lui. Nella vita di Erode gioca la prepotenza di due passioni: quella del potere e quella della lussuria, mentre in Giovanni splendono giustizia e santità. 

Ecco, sono proprio queste due qualità della vita che interpellano il cristiano di sempre, anche noi, oggi. 

Giustizia è il modo giusto di rapportarsi a se stessi, a Dio, al prossimo. 

Santità è vivere in profondità il rispetto e l'amore riconoscente per Dio che ci ha regalato l'esistenza e, in Cristo Gesù, l'ha riscattata dal vero male che è il peccato. 

L'uomo giusto e Santo è umile, percependo il suo limite, ma non è rattrappito dentro forme ed espressioni di un'umanità priva di coraggio e di slancio verso tutto ciò che è vero buono e bello. Anzi, proprio il suo tendere a queste categorie essenziali del tempo e dell'eternità fanno di lui quell'esemplare umano che dà gloria a Dio e attiva la stima degli uomini. 

Anche gente di dubbia qualità etica, che occupa a volte, come Erode, posti di prestigio in società, avverte il segreto fascino di chi è giusto e santo. 

Ti prego, Signore, rendi anche me persona che segue i dettami di una coscienza non in letargo, ma illuminata dalla fede e dammi di essere giusto e santo in forza della tua Parola, a tua gloria e per il bene di tutti.

mercoledì 4 febbraio 2015

Vangelo del giorno 05/02/2015

Mc 6,7-13
Prese a mandarli.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore


Commento su Mc 6, 7-13


«Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due... E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche».

Mc 6, 7-13

Come vivere questa Parola?

Abbiamo fatto tutti l'esperienza di intraprendere un viaggio lungo e impegnativo. Prima di partire ci prepariamo pensando a tutto quello che occorre, magari compilando una lista accurata delle cose più necessarie e, prima di chiudere il bagaglio, procediamo anche ad un controllo. Pensavo proprio a questa esperienza, mentre meditavo il Vangelo di oggi. Perché Gesù fa anche lui una lista: ma la lista di tutte quelle cose di cui i suoi discepoli possono fare a meno e che non devono portare con sé. «E ordinò loro di non prendere per il viaggio né pane, né sacca, né denaro nella cintura... e di non portare due tuniche». Occorre che i discepoli non si sovraccarichino di tante cose, ma che si presentino solo col necessario, davanti alla Parola che portano e che annunciano. Non è ammessa nessuna sicurezza materiale, nessun fardello di ricchezza che appesantisca il cammino, ma solo l'abbandono fiducioso alla Parola. La Parola costituisce l'unico tesoro e tanto basta!

Il denaro, il prestigio sociale, il potere, grande o piccolo che sia, sono tentazioni e piaghe per la Chiesa destinata all'annuncio della Parola e alla missione. Qualunque sia la nostra povertà, è sempre come poveri e liberi dal mondo e da noi stessi che il Signore ci manda in missione ai nostri fratelli ad annunciare la sua Parola, l'unico tesoro che conta!

Come si evince dal testo evangelico, c'è una costante nelle parole di Gesù: una radicale fiducia nella Parola. Egli vuole che i suoi discepoli capiscano che il Vangelo e la conversione non sono una dottrina di cui fare propaganda, e nemmeno un prodotto da vendere mettendo in gioco i meccanismi del denaro e del potere. L'unica forza del missionario è la Parola.