martedì 31 maggio 2016

Vangelo del giorno 01/06/2016

Mc 12,18-27
Non è Dio dei morti, ma dei viventi!

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Parola del Signore


Commento su Mc 12, 18-27

"Disse Gesù: "Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi!".

Mc 12,18-27

Come vivere questa Parola?

Tra gli Israeliti, soprattutto la setta dei Sadducei, riteneva impossibile e assurda la Risurrezione dai morti. Gesù non teme di renderli consapevoli dell'affermazione contraria, che è proprio il trionfo della vita sulla morte. Il Signore si rifà a un passo dell'Antico Testamento (Es. 3, 6) dov'è rivelata l'Alleanza che Dio strinse con Abramo, promettendo al nostro ?Padre nella Fede' di mantenere questo patto tanto salutare anche con i suoi discendenti: Isacco, Giacobbe e... ovviamente quelli che sarebbero venuti poi. Ecco dunque la chiarezza del vero: se Abramo fosse morto per sempre non sarebbe stato una vera e propria presa in giro la promessa che Dio gli aveva fatto di essere per sempre il suo Salvatore?

Quanto poi al modo della Risurrezione dei corpi Gesù dice che saranno simili agli Angeli ed escludendo le relazioni coniugali (che hanno funzioni procreative) Gesù non slitta nell'assurdo ma nel mistero, sottolineando così che la Risurrezione dai morti sfugge alla capacità della mente umana che - lo sappiamo! - non è illimitata.

Ma quell'affermazione centrale: "Non è un Dio dei morti ma dei viventi" è come lo squillo d'una musica arcana dove anche quel che è tenebroso, in ciò che rimane mistero, a un certo punto si trasforma in luce, in certezza e consolazione.

Signore Gesù, fa' che non dimentichi mai che l'ultima parola, anche della mia vita, non sarà morte, ma Risurrezione. Donami di risorgere per stare con Te nella TUA gioia che è Amore per sempre.

Vangelo del giorno 31/05/2016

Lc 1,39-56
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Commento su Lc 1, 39-56

«Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata [...]"».

Lc 1,39-56

Come vivere questa Parola?

Oggi celebriamo la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria alla cugina Elisabetta e vorrei fermarmi a meditare il canto proprio di Maria, che ci viene riportato nel Vangelo odierno. Esso si potrebbe definire come "il canto di tutte le meraviglie".
In esso si sente già risuonare in anticipo la voce stessa di Gesù nel suo Vangelo: la grandezza degli umili, la benedizione dei piccoli, il capovolgimento operato dalla mano del Signore nell'innalzare i poveri e nel rovesciare i potenti, la gioia di coloro che il mondo ignora... Tutto questo che Maria annuncia nel suo canto non è forse quanto le Beatitudini e il discorso della montagna promulgheranno nel Vangelo di Gesù? Il canto di Maria non è già il preludio del tono e dell'accento che assumeranno i discorsi di Gesù? Il Magnificat dice in anticipo, nel canto della Madre, quanto il Figlio dirà nel suo inno di lode al Padre, che colma di grazie i piccoli e gli umili: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli?» (Lc 19,21).

Come è già il Cristo che si sente in colei che è sua Madre, così pure vi si sente l'eco anche dell'Antico Testamento, che è preparazione al Cristo. Il Magnificat è composto tutto da citazioni bibliche antico-testamentarie. La Madre del Salvatore, dell'atteso da Israele, parla come la Figlia e la Regina dei patriarchi e dei profeti. E questo intimo rapporto con il Figlio, la descrive così bene che il suo canto - richiamo dell'Antico Testamento e preludio del Nuovo - risulta un'opera personalissima, unica nel suo genere e spontanea, sì che essa è diventata familiare a tutto il popolo cristiano.

Perciò il mio consiglio fraterno è quello di fare nostro il "canto di Maria" in questa festa della Visitazione della Beata Vergine, di cantarlo nel profondo del nostro cuore con l'esultanza stessa di Maria!

sabato 28 maggio 2016

Vangelo del giorno 28/05/2016

Mc 11,27-33
Con quale autorità fai queste cose?

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Parola del Signore


Commento a Mc 11,27-33

Anche oggi, Gesù entra nel cuore del nostro vissuto e ci provoca. La domanda, ridotta all'osso, suona così: voi credete veramente alla forza della mia Parola nella sua entità di fondo che è richiamo a conversione? Si tratta anzitutto di convertire la mente.
I capi dei sacerdoti e gli scribi, i potenti uomini religiosi del tempo di Gesù, in realtà avevano una mente abitata da tutt'altro che da un retto pensare, in linea con l'umile attesa del Messia. Il loro era un arzigogolare di pensieri centrati sul loro apparire bravi e buoni e religiosi, secondo le attese della folla. Avevano sete di potere e di soldi, pur apparendo tutt'altro. Ma il ‘sembrare' non equivale a ‘essere'.
"Se diciamo: dal cielo, risponderà: perché allora non gli avete creduto. Diciamo dunque: dagli uomini?"
Che cosa è il vero credere, se non la conversione del cuore? La domanda che i capi dei sacerdoti e gli scribi pongono a Gesù affonda le radici nella loro inautenticità che è malafede nei confronti del Signore. La domanda, invece, che Gesù pone loro e pone anche a noi, oggi, è: Hai vera fede nel mio essere Colui che salva? E se ci credi, rendi vera la tua fede convertendo il cuore e la vita?
E convertirsi vuol dire aprirgli il cuore con piena fiducia, ascoltando e vivendo il Vangelo. Se invece tengo il cuore chiuso, impedisco al flusso della vita vera di venire a me. A quanti rifiutano di credere e non fanno scelte di conversione della propria vita, Gesù oppone il silenzio. Come parlare se l'altro non ascolta? Dio tace per non travolgere e schiantare la nostra libertà!
Solo chi ascolta la sua Parola e la vive, rimane unito a Lui come tralcio alla vite, e porta molto frutto: una vita vera, buona, luminosa, gioiosa.
Nel mio rientro al cuore di oggi farò verifica circa la mia capacità e disponibilità all'ascolto.