Gv 5,1-16
All’istante quell’uomo guarì. | |||
Commento su Gv 5,1-16 "Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: "Vuoi guarire?". Gli rispose il malato: "Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me. Gesù gli disse: "Àlzati, prendi la tua barella e cammina". E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Gv 5, 1-16 Come vivere questa Parola? Gesù anche a noi oggi pone la stessa domanda: "Vuoi guarire?" Se noi dichiariamo con verità che "non abbiamo nessuno su cui fare affidamento", Egli ci prende per mano, perché "è vicino a chi ha il cuore ferito"! E, in modo gratuito, ci dice che tutto può ricominciare nella responsabilità e libertà di chi ora cammina portando con sé la propria barella". Solo con l'aiuto di Cristo la nostra umanità è in grado di "portare" le sue ferite e non "farsi portare"! Signore donaci il coraggio di non cercare alcun appoggio umano, ma di confidare fermamente nella Tua Presenza di Padre, Fratello, Amico. Così cammineremo e aiuteremo anche altri a camminare solo verso Te. AMEN. |
martedì 8 marzo 2016
Vangelo del giorno 08/03/2016
lunedì 7 marzo 2016
Vangelo del giorno 07/03/2016
Gv 4,43-54
Va’, tuo figlio vive. | |||
Commento su Gv 4,43-54 «Il funzionario del re gli disse: "Signore, scendi prima che il mio bambino muoia". Gesù gli rispose: "Va', tuo figlio vive". Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mese in cammino». Gv 4,43-54 Come vivere questa Parola? L'atto di fede che il Signore Gesù richiede dal funzionario pagano del re è veramente grande e commovente ed è molto istruttivo anche per noi, per il nostro cammino di fede in questo tempo quaresimale. Forse egli si aspettava che Gesù dicesse qualche sua parola solenne e autorevole, o che facesse qualche gesto straordinario, o anche che andasse di persona a compiere il miracolo a casa sua. Invece, Gesù mette a dura prova la fede di quell'uomo nella sua parola, dicendogli semplicemente di andare, perché avrebbe trovato il figlio guarito. Il funzionario si "mise in cammino" e lungo il cammino della sua fede il miracolo si compì. È interessante annotare che è la prima e unica volta nel vangelo, che Gesù compie un miracolo in distans, cioè lontano dalla persona interessata, mostrando come la vera fede è così forte e potente che abolisce tutte le distanze. Iniziamo a essere veri discepoli di Gesù solo quando ci fidiamo totalmente della sua parola, senza pretendere altri segni particolari e prodigiosi che vengano in aiuto ai nostri dubbi, ma affidandoci semplicemente a Lui.Il miracolo più grande è quello di ascoltare e mettere in pratica la Parola che Egli quotidianamente ci rivolge e che ci indica il cammino della vera fede. Oggi, in questo itinerario quaresimale di fede, rientrando in me stesso, mi chiederò; "Che rapporto ho io con la Parola di Gesù? Quale ascolto essa trova nella mia vita? Perdo del tempo inutilmente a pretendere dei segni, invece di "mettermi in cammino" decisamente, puntando tutto sulla sua Parola? |
sabato 5 marzo 2016
Vangelo del giorno 05/03/2016
Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo. | |||
Commento su Lc 18, 9- 14 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo". Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore". Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Lc 18, 9- 14 Come vivere questa Parola? La Chiesa, Madre e Maestra, suggerisce alla nostra meditazione in questo tempo quaresimale la parabola del "fariseo e del pubblicano" quando magari, se abbiamo vissuto con un certo impegno la Quaresima, possiamo lasciarci sfiorare dalla tentazione dell'orgoglio, cioè di sentirci migliori degli altri: «Digiuno due volte alla settimana e pago le decime...» e faccio tanti altri fioretti! Gesù, nella sua memorabile parabola, presenta due uomini con i loro due modi di pregare molto diversi, anzi contrapposti. Il fariseo anzitutto: è un monumento di virtù, pienamente soddisfatto di se stesso e tutto concentrato attorno al suo io: «Io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte alla settimana e io pago le decime di tutto quello che possiedo» Io, io, io.... Si noterà come nella sua preghiera il fariseo nomini Dio, ma solo all'inizio, perché poi Dio scompare subito per lasciare spazio esclusivamente al suo io ingombrante che occupa tutta la sua pseudo-preghiera. Già il suo atteggiamento iniziale è emblematico: «Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé» (il testo originale si potrebbe tradurre ancora più chiaramente, impettito pregava così rivolto a se stesso). È un uomo tronfio del proprio valore e che si erige a giudice del mondo intero. Il pubblicano tutto al contrario: «fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto» e fa una preghiera brevissima: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Il contrasto tra i due non poteva essere più abissale: il fariseo si rivolgeva a Dio, impettito, solo gonfio di sé e dell'ostentazione della sua virtù; il pubblicano invece si batteva il petto, non avendo nulla da far valere, ma tutto da ricevere e implorava unicamente la misericordia di Dio. La parabola ci fa conoscere alla fine il giudizio di Dio: il fariseo, che rendeva grazie per la sua giustizia, ritorna a casa non giustificato, mentre il pubblicano, che si era riconosciuto peccatore, torna a casa giustificato. In un momento di verifica quaresimale e di raccoglimento, ripeterò pieno di fiducia, come S. Teresina, l'umile preghiera del pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». |
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