Mt 10,7-15
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. | |||
Commento su Matteo 10,7-15 Siamo chiamati a predicare, durante il percorso, strada facendo. Quindi a non fermarci, come se fossimo arrivati. E senza aspettare di saperne di più, di essere dei Maestri, di essere e sentirci pronti. Quando annunciamo il vangelo siamo comunque in strada, viandanti con i viandanti, cercatori con i cercatori. A volte è proprio questa tensione verso la pienezza ciò che manca alla nostra Chiesa, che troppe volte si propone come se già sapesse, come se già avesse concluso, guardando dall'alto i poveracci che non credono o credono male. No, amici, non è così, fra noi. Per essere testimoni credibili dobbiamo davvero essere in costante tensione ideale, desiderando anche noi crescere nella conoscenza del Signore. E quello che dobbiamo dire è ciò che abbiamo sentito ed accolto: il regno di Dio si è avvicinato, si è fatto vicino, è accanto. La conversione, allora, consiste nel girare lo sguardo e vedere ed accorgersi, e convertirsi. È gratuito l'annuncio, non è fonte di guadagno, ed è onesto. È il desiderio profondo di sanare gli altri come noi siamo stati sanati a spingerci verso chi ancora non conosce il Vangelo. Leggendo questa pagina ci rendiamo conto di quanto ancora siamo lontani! |
giovedì 7 luglio 2016
Vangelo del giorno 07/07/2016
lunedì 4 luglio 2016
Vangelo del giorno 04/07/2016
Mt 9,18-26
Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà. | |||
Commento su Matteo 9,18-26 Due dolori si incrociano, due storie, due pene che il Signore fa sue. Una ragazza morta, la figlia di Giairo, e una donna che ha perdite di sangue da dodici anni. Quest'ultima è considerata impura secondo le rigide prescrizioni rituali. Impura: non può toccare nessuno senza contaminarlo. Impura: non ha una vita affettiva, di relazioni, nessuno l'abbraccia, nessuno ha rapporti sessuali con lei. La sua vita è un abisso di solitudine e di sensi di colpa. Da dodici anni. Dodici, in Israele, è il numero delle pienezza, come i dodici mesi che compongono un anno. Il suo è un dolore perfetto. Trasgredisce la legge, con timore e cautela. Tocca il mantello del Maestro, con speranza e coraggio. E accade l'inverosimile: non è lei a contaminare il Signore, è lui che contamina lei e la purifica! Così come per la ragazza che, da morta, contamina chi la tocca: e invece il Signore la prende per mano e le restituisce la vita! Non è la morte a contagiare la vita, la tenebra a invadere la luce, ma è la vita che strappa al buio la ragazzina. Iniziamo la settimana in compagnia del Signore che ci strappa da ogni tenebra, da ogni morte, da ogni peccato, da ogni impurità. È lui che contamina noi, non viceversa. Lasciamoci toccare. |
sabato 2 luglio 2016
Vangelo del giorno 03/07/2016
Lc 10,1-12.17-20
La vostra pace scenderà su di lui. | |||
Commento su Lc 10,1-12.17-20 Nell'unica Chiesa ci sono fratelli chiamati a costruire comunità, altri a conservare il deposito della fede, altri a manifestare in coppia l'amore che Cristo ha per la Chiesa, altri a vivere la continenza per il Regno. Ma ad ognuno è affidato il Vangelo da vivere e da annunciare. I discepoli sono mandati a due a due, precedendo il Signore. Non dobbiamo convertire nessuno: è Dio che converte, è lui che abita i cuori. A noi, solo, il compito di preparargli la strada. In coppia veniamo mandati: l'annuncio non è atteggiamento carismatico di qualche guru, ma dimensione di comunità che si costruisce, fatica nello stare insieme. L'annuncio è fecondato dalla preghiera: perché non diventare silenziosi seminatori di bene, spargendo benedizioni e preghiere segrete là dove lavoriamo? Affidando al Signore, invece di giudicare? Il Signore ci chiede di andare senza troppi mezzi, usando gli strumenti sempre e solo come strumenti, andando all'essenziale. Il Signore ci chiede di portare la pace, di essere persone tolleranti, pacificate. Nessuno può portare Dio con la supponenza e la forza, l'arroganza dell'annuncio ci allontana da Dio in maniera definitiva. Infine il Signore ci chiede di restare, di dimorare, di condividere con autenticità. Noi non siamo diversi, non siamo a parte: la fatica, l'ansia, i dubbi, le gioie e le speranze dei nostri fratelli uomini sono proprio le nostre, esattamente le nostre. Così siamo chiamati ad annunciare il vangelo della gioia. |
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