Gv 1,45-51
Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità.
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Commento su Gv 1,45-51 Sul finire dell'estate la Chiesa ci invita a celebrare la splendida festa di un apostolo, san Bartolomeo, da sempre identificato con il Natanaele di cui parla l'evangelista Giovanni. Un'occasione, per noi, per tornare alle radici della nostra fede. Natanaele conosce la Scrittura, sa bene che Nazareth è un piccolo villaggio che gode di un poco lusinghiero primato: non compare mai nella Bibbia. Israele è un territorio poco più grande della nostra Calabria ed è infarcito di toponimi: villaggi, sorgenti, montagne e valli... Non c'è incrocio che non sia citato. Tutto, eccetto Nazareth. Come può il Messia venire da un posto abitato da duecento persone che vivono nelle grotte? Natanaele conosce la Scrittura: Gesù lo trova sotto un albero di fico, l'albero della meditazione della Torah, i cui frutti sono dolci come quelli del fico. E ha un altro pregio: è amico di Filippo, il cui nome denuncia un'origine pagana. Ma ha un difetto enorme: è una linguaccia. Il suo giudizio è tagliente e, certo gli avrà creato più di un problema. Gesù, però, valorizza il suo difetto: almeno si sa cosa Natanaele pensa degli altri! In effetti la reazione di Natanaele è entusiasta: si scioglie come neve al sole! La sua durezza nasconde una sua insicurezza. E così facendo, Gesù guadagna un apostolo. Che bello! Il Signore valorizza sempre ciò che siamo e, meraviglia delle meraviglie, possiamo diventare santi anche se abbiamo un pessimo carattere! |
domenica 23 agosto 2015
Vangelo del giorno 24/08/2015
domenica 16 agosto 2015
Vangelo del giorno 17/08/2015
Mt 19,16-22
Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo. | |||
Commento su Mt 19,16-22 Come fare per avere la vita dell'Eterno? La domanda del giovane è la stessa di molti di noi, segno di una curiosità profonda, di un desiderio latente di felicità, di nostalgia dell'infinito. Il giovane è andato dal rabbì di Nazareth perché spera di trovare una risposta. Così accade: le indicazioni di Gesù sono semplici, alla portata di molti; si tratta di seguire la via maestra donata da Dio al popolo di Israele, i comandamenti, le dieci parole; in particolare, in questo caso, quelle che hanno a che fare con la relazione, col prossimo. Il giovane afferma di avere sempre osservato le norme (beato lui, io proprio non me la sarei sentita di dire una cosa del genere!). Gesù allora osa, gli propone un salto di qualità, gli chiede di lasciare tutto per diventare discepolo. Non se la sente il giovane, troppe cose da lasciare, troppe certezze da rimettere in discussione. Anche a noi succede così: possiamo condividere la vita di Dio osservando le sue norme, comportandoci bene, oppure accettare il folle invito di Gesù e osare di più, diventando discepoli con passione ed entusiasmo. Certo, ci sono delle certezze da lasciare, ma, credetemi, ne vale la pena. |
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