lunedì 22 giugno 2015

Vangelo del giorno 23/06/2015

Mt 7,6.12-14
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Parola del Signore


Commento su Mt 7,6. 12-14

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano».

Mt 7,6. 12-14

Come vivere questa Parola?

Il Vangelo odierno ci riporta un loghion di Gesù che rispecchia la cosiddetta regola d'oro: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Si tratta di una regola assai nota, giunta fino a noi, sia nella forma positiva, sia in quella negativa, e diffusa un po' in tutte le culture e religioni del mondo antico: confucianesimo, buddismo, induismo, ellenismo, Antico Testamento, giudaismo... fino agli antichi Padri della Chiesa (vedi più sotto il testo citato nella Didaché). Si tratta, dunque, di una conquista del pensiero dell'umanità. È interessante che Gesù si rifaccia a questa dottrina comune del pensiero umano e la metta quasi come a fondamento del suo Discorso della Montagna. Il Maestro di Nazaret ci dice che la regola d'oro è accettabile e plausibile, perché essa rappresenta il tentativo di sviluppare prospettive sensate e razionali per arrivare al vertice: il comandamento dell'amore formulato poi da Gesù nel modo più radicale.

Pertanto, accettiamo da Gesù questo invito, chiaro e semplice, a fare sempre del bene agli altri, come noi desideriamo che gli altri lo facciano a noi, e a non fare mai del male, come noi non desideriamo che gli altri lo facciano a noi. È una norma molto chiara, di semplice onestà naturale, che è inscritta nel cuore di ogni uomo su questa terra ed è il primo passo che porta sulla via più impegnativa del comandamento nuovo portato da Gesù.

Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell'amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Amen .

Vangelo del giorno 22/06/2015

Mt 7,1-5
Togli prima la trave dal tuo occhio.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore


Commento su Mt 7, 1-5

«Non giudicate, per non essere giudicati [...]. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

Mt 7,1-5

Come vivere questa Parola?

Le parole di Gesù contenute nel Vangelo di oggi sono dirette a bollare un peccato molto comune e diffuso, non solo ai suoi tempi, ma anche tra i cristiani del nostro tempo. I farisei - come è noto - giudicavano spesso gli altri con la sicumera di chi si sentiva superiore e diverso dagli altri comuni mortali (vedi la celebre parabola del fariseo e del pubblicano: Lc 18, 10 e ss). Essi condannavano facilmente ogni mancanza esteriore, senza preoccuparsi minimamente dell'atteggiamento interiore, e soprattutto non vedevano il loro intimo egoistico e orgoglioso, perché accecati dalla pesante «trave» che li separava dagli altri, e anche da Dio stesso.

Siamo tutti portati a giudicare e quando lo facciamo molto spesso, commettiamo un grave errore. Per dirla con il linguaggio assai realistico e vivido usato da Gesù, è come se noi ci mettessimo una «trave» nell'occhio che ci rende ciechi, sia nei nostri confronti e sia nei confronti dei fratelli. Il Signore invece ci invita alla misericordia, alla solidarietà, alla condivisione. Quando c'è questo atteggiamento di bontà, questa disponibilità a caricarsi dei fardelli altrui, non si giudica più, né si critica: si aiuta e basta!

In un momento di preghiera e di revisione della mia vita di relazione con i fratelli, pregherò il Signore perché converta il mio cuore e purifichi i miei occhi, togliendo tante «travi» che offuscano la mia vista.

domenica 21 giugno 2015

Vangelo del giorno 21/06/2015

Mc 4,35-41
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore


Commento su Mc 4, 35-41

«Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?".

Mc 4, 35-41

Come vivere questa Parola?

Il Vangelo di Marco di questa domenica ci riporta il celebre episodio della tempesta sedata e ci richiama alla mente le piccole o grandi tempeste da cui è scossa spesso anche la barca della nostra vita. Anche in noi, in queste situazioni difficili, può nascere talvolta il dubbio che Gesù ci abbia dimenticato, che stia «dormendo». Allora anche la nostra fede incomincia a vacillare e sopraggiunge la paura. In questi frangenti occorre domandarci con quali occhi guardiamo agli avvenimenti dolorosi della nostra vita: con quelli della fede vera, o attraverso gli occhiali della mentalità corrente o del nostro io ripiegato su se stesso? Non sarà proprio una mancanza di fede quella che ci fa apparire tutto come una congiura ordita contro di noi, e ogni difficoltà imprevista una montagna insormontabile?

In questi casi teniamo sempre ben presente, fissa nella mente e nel cuore, l'ultima Parola di Gesù che chiude il Vangelo di Matteo, che ci assicura: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Svegliamo Gesù, che è sempre presente nella nostra barca, con la fede e il nostro affidamento totale a Lui, e la nostra barca non andrà a fondo!

"Rendi salda, o Signore, la fede del popolo cristiano, perché non ci esaltiamo nel successo, non ci abbattiamo nella tempesta, ma in ogni evento riconosciamo che tu sei presente e ci accompagni nel cammino della storia. Amen .