martedì 3 febbraio 2015

Vangelo del giorno 04/02/2015

Mc 6,1-6
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore


Commento su Mc 6, 1-6

«Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono... E molti, ascoltandolo, rimanevano stupiti e dicevano: "... Non è costui il falegname, il figlio di Maria?...". Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità»

Mc 6, 1-6

Come vivere questa Parola?

Il Vangelo odierno rimane sullo stesso piano di quello di ieri, e cioè sul tema fondamentale della fede. Là però essa era vista da Gesù in forma molto positiva. Infatti - come abbiamo potuto constatare - il Maestro si era commosso di fronte alla vera fede di quella donna che soffriva di perdite di sangue. Egli si era lasciato, in certo modo, "sopraffare" da quello che abbiamo definito una specie di "colpo di mano" di quella donna e abbiamo concluso affermando: "Gesù non resiste a questi colpi di mano e ama essere sopraffatto dalla vera fede!".

Invece nel Vangelo di oggi Gesù ci viene presentato da Marco in un contesto totalmente diverso; anzi, opposto a quello di ieri. Il Maestro ora si trova nella sua patria, tra i suoi parenti, nella sua casa. Dopo un iniziale stupore passeggero di fronte ai prodigi da lui compiuti, i suoi concittadini si chiudono a riccio nella loro incredulità, «perché era per loro motivo di scandalo» (v. 4). La pennellata con cui si conclude il Vangelo odierno ci riporta la profonda amarezza provata da Gesù in questa circostanza: «E si meravigliava della loro incredulità».

Non basta essere vicini a Gesù nello spazio e nel tempo come i suoi conterranei, e presumere, conoscendo la sua carta d'identità terrena coi nomi ed il mestiere dei genitori, ritenere di avere la chiave per penetrare nel mistero insondabile del Maestro di Nazareth. Essi vivevano fianco a fianco con lui, faccia a faccia, e credevano con ciò di sapere tutto di lui. L'hanno visto per anni e anni e si erano abituati a lui: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria? Ed era per loro motivo di scandalo». La conclusione amara e dolorosa di Marco è la seguente: la loro incredulità ha reso inoperante il potere taumaturgico di Gesù: «E lì non poteva compiere nessun prodigio».

Questo è il rischio che possiamo correre anche noi: l'atteggiamento di chi si è "abituato" a Gesù, di chi si è ormai assuefatto, nella monotonia ripetitiva del tran-tran quotidiano, alle solite "pratiche" devozionali, senza che non succeda mai nulla di nuovo...

In un momento di raccoglimento e di umile preghiera, ripeterò umilmente, ad alta voce, la commovente invocazione del padre del fanciullo epilettico, contenuta nel Vangelo di Marco e riportata subito qui sotto.

La voce del Vangelo di Marco

«Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: "Credo! Aiuta la mia incredulità!"»

Mc 9,24

lunedì 2 febbraio 2015

Vangelo del giorno 03/02/2015

Mc 5,21-43
Fanciulla, io ti dico: Alzati!.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore


Commento su Mc 5,21-43

«Non temere, soltanto abbi fede!»
Mc 5,21-43


Come vivere questa Parola?

Delicatissima, pur nello scorrere semplice del racconto, questa pagina che narra l'incontro di Gesù con un uomo che è capo militare ma vive il drammatico momento del vedersi ghermire la sua bambina dall'inesorabilità della morte. Si tratta di entrare per un momento nel cuore di questo padre, di avvertire il forte dolore non consolato da nessun barlume di umana speranza. È lì, è in questo umanissimo cuore, che scorgiamo una luce di fede vivissima. 

E Gesù scorge questa luce. Quando questo babbo che, percosso nel profondo dal dolore più terribile, gli si rivolge con piena fiducia, la Parola che sgorga dal cuore del Signore è anzitutto un incoraggiamento: "Non temere!" gli dice. E subito dopo è una benefica richiesta; soltanto la richiesta di perseverare nella fede.

Ecco: la salvezza della bambina nasce proprio qui: da un irrompere di energie vitali veicolate da Gesù e da un'apertura totalmente fiduciosa del cuore del babbo davvero credente

Signore, quanto calore di tenerezza nel quadro che il vangelo oggi mi offre! E che forza incoraggiante di insegnamento è nella parola di Gesù! 

Lascio che entri anche in me e prego a cuore aperto e sereno:

Signore, aumenta la mia Fede e fa' che in essa perseveri. Ogni giorno, ogni ora.
A proposito di tutto quello che mi capita: Gesù mi fido di Te.

domenica 1 febbraio 2015

Vangelo del giorno 02/02/2015

Lc 2,22-40
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.



Commento su Lc 2, 22-40

"i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti"

Lc 2, 22-40


Come vivere questa Parola?

Queste parole fanno parte di un cantico che, nel suo Vangelo, Luca pone in bocca all'anziano sacerdote Simeone custode del tempio.

Obbediente alla Legge, Maria e Giuseppe portano al tempio il Bambino Gesù perché venga offerto a Dio. L'uomo di Dio, che aveva lunga consuetudine di famigliarità con la Bibbia pregata, ravvisa in quel cuccioletto d'uomo avvolto in fasce, il Messia promesso, atteso da secoli, il Salvatore del mondo.

È forte quella sua esclamazione: I miei occhi hanno veduto la Salvezza!

Davvero a Simeone si sono aperti gli occhi del cuore: quelli della visione interiore e profonda, in una luce che subito diventa illuminazione sul significato di quanto più strettamente riguarda l'uomo di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Quella Luce dice: Dio ci ha talmente amato che è venuto lui stesso, nella visibilità di Gesù Verbo incarnato Dio con noi.

Ciò che ora importa è ottenere noi stessi l'apertura degli occhi del cuore perché, in luce di fede, possiamo VEDERE GESU' COME NOSTRA SALVEZZA. 

Signore, anche solo per la consacrazione battesimale, fa' che io ti veda nella Parola nell'Eucaristia nel prossimo. Fa' che io ti riconosca come mio compagno di viaggio: non in tenebre di non senso o di disobbedienza ma in sereno accordo a i tuoi insegnamenti, nella volontà del Padre